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Ciò che si conosce lo strappo via, lancio tutti gli uomini e le donne in

avanti con me dentro l’ignoto.

L’orologio indica il momento, ma che cosa indica l’eternità?

L’eternità sta in contenitori senza fondo, i suoi secchi salgono su

continuamente,

Versano, versano e svaporano.

Abbiamo fin’ora esaurito trilioni d’inverni e di estati,

Ce ne sono trilioni che devono ancora venire, e ancora trilioni davanti a

quelli.

Le nascite ci hanno portato ricchezza e varietà,

E altre nascite ci porteranno ricchezza e varietà.

Non dico che uno è più grande e uno più piccolo,

Ciò che occupa un periodo e un luogo è uguale a qualunque altro.

Il pensiero umano è stato assassino o geloso nei tuoi confronti,

fratello, sorella mia?

Mi dispiace per te, non sono assassini o gelosi nei miei confronti,

Tutti sono stati gentili con me, non tengo conto dei lamenti;

Che me ne faccio dei lamenti?

Io sono il culmine delle cose realizzate, e sono il contenitore di quelle

che devono venire.

Foglie d’erba — Poesia di Walt Whitman, un americano

Rassegnatevi, maledetti dubbiosi e cupi musoni,

Prendo il mio posto in mezzo a voi come in mezzo a chiunque altro,

Il passato è la spinta per te, me, tutti, precisamente la stessa,

Giorno e notte sono per te, me, tutti,

E ciò che ancora non è stato provato e viene dopo è per te, me, tutti,

precisamente allo stesso modo.

Io non so che cosa non è stato ancora provato e viene dopo,

Ma so che è sicuro, vivo, sufficiente.

Chiunque passi viene considerato, chiunque si fermi viene

considerato, nessuno può non farcela.

Non può non farcela il giovane che è morto ed è stato sepolto,

Né la giovane donna che è morta ed è stata messa al suo fianco,

Né il piccolo che si è affacciato alla porta, e si è tirato indietro e non

si è visto mai più,

Né il vecchio che è vissuto senza uno scopo, e se ne rende conto con

un’amarezza peggiore del fiele,

Né chi nell’ospizio dei poveri è rovinato dal rum e dalle cattive

abitudini,

Né tutti quelli che sono stati massacrati e distrutti, né il bestiale kobu

chiamato spazzatura dell’umanità,

Né quei sacchi che galleggiano con le bocche aperte solo perché gli si

getti dentro del cibo,

Né nessuna cosa sulla terra o giù nelle più vecchie tombe della terra,

Né nulla nelle miriadi di sfere, né nessuno delle miriadi di miriadi che

le abitano,

Né il presente, né il minimo fuscello che si conosca.

Foglie d’erba — Poesia di Walt Whitman, un americano

Le mie sono parole che interrogano e servono a indicare la realtà;

Questo libro stampato e rilegato — ma lo stampatore, e il ragazzo della

stamperia?

La condizione e anche i beni del matrimonio — ma il corpo e la mente

dello sposo? e anche quello della sposa?

La vista sul mare — ma il mare medesimo?

Le fotografie ben fatte — ma tua moglie o la persona amica stretta e

ben salda tra le tue braccia?

La flotta delle navi di linea e tutte le moderne migliorie — ma l’abilità

e il coraggio dell’ammiraglio?

I piatti, il prezzo, l’arredamento — ma l’oste e l’ostessa e lo sguardo

che emana dai loro occhi?

Il cielo lassù — ma qui o nella casa vicina, o al di là della strada?

I santi e i saggi della storia — ma tu?

Sermoni, credenze, teologia — ma il cervello umano, e ciò che

chiamiamo ragione, e ciò che chiamiamo amore, e che

chiamiamo vita?

Foglie d’erba — Poesia di Walt Whitman, un americano
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  • Jess:

    Dobbiamo parlare delle cose che potrebbe usare per farci lasciare. Ok?

  • Nick:

    Ok.

  • Jess:

    Ok, politica.

  • Nick:

    Tu sei democratica, io non ho mai votato.

  • Jess:

    Io voto Verdi.

  • Nick:

    Wow, che fastidio!

  • Jess:

    Ok, sono stata bandita a vita dal lago Ontario. Non chiedermi perché.

  • Nick:

    Ok, che altro?

  • Jess:

    La mia paura per le pere.

  • Nick:

    Ok, hai paura delle pere?

  • Jess:

    E delle persone a forma di pera.

  • Nick:

    Interessante... Non sono convinto di saper leggere, ho solo memorizzato un sacco di parole.

  • Jess:

    Secondo i medici potrei crescere di altri 50 centimetri.

  • Nick:

    È un'immagine piuttosto diversa di te, ma ci passerò su, e ci sono passato su. Ok, l'allunaggio ovviamente non è mai avvenuto.

  • Jess:

    Certo che è avvenuto! Sei pazzo?

  • Nick:

    L'allunaggio non è mai avvenuto...

  • Jess:

    L'allunaggio è...

  • Nick:

    Le ombre sono strane.

  • Jess:

    Non è vero!

  • Nick:

    Invece sì, ci sono le foto su internet!

  • Jess:

    Nick! Le ombre non sono strane!

  • Nick:

    Le ombre sono strane! Le ombre sono strane!

  • Jess:

    Quelle foto sono ritoccate con Photoshop!

  • Nick:

    Non è vero!

  • Jess:

    La gente lo fa per scherzare!

  • Nick:

    Già, Photoshop è sempre la risposta!

  • Jess:

    Aspetta un secondo... Lo sta già facendo, ci sta manipolando!

  • Nick:

    Incredibile...

  • Jess:

    Ottima osservazione!

  • Nick:

    Stiamo andando bene, continuiamo!

  • Jess:

    Concordo!

  • Nick:

    Continuiamo così!

  • Jess:

    Io... un po' vorrei comprare una pistola.

  • Nick:

    Sono certo di essere attratto sessualmente dalle coccinelle.

  • Jess:

    Ok...

  • Nick:

    Il mio Daily Show preferito era quello con Kilborn. Era il migliore. So che a te piace...

  • Jess:

    Non è vero.

  • Nick:

    Invece sì. Lui è affascinante da morire.

  • Jess:

    Sono stranamente brava a pallavolo.

  • Nick:

    Penso che i cavalli vengano dallo spazio.

  • Jess:

    Lo penso anch'io!

  • Nick:

    Ok, ottimo.

Secondo Gobetti, la storia italiana aveva sofferto di un difetto fondamentale: non aveva conosciuto la riforma religiosa protestante, e questa mancanza aveva determinato l‘immaturità morale, ideale e politica degli Italiani. Sbagliavano coloro i quali ritenevano che il Risorgimento avesse segnato un’importante inversione di tendenza. Il Risorgimento era stato, in realtà, una rivoluzione fallita, un movimento abortito, perché era stato azione di pochi, alla quale il popolo italiano era rimasto estraneo. Il problema di costruire un’unità, che fosse unità di popolo, era rimasto così insoluto, perché la conquista dell’indipendenza non era stata sentita e voluta dalla grande maggioranza degli Italiani, tanto da diventare vita intima della nazione. Per questi motivi, col Risorgimento gli Italiani non riuscirono a formarsi una coscienza dello Stato. Tutto ciò, secondo Gobetti, doveva pesare enormemente sulla storia italiana successiva, poiché mancando il principio primo dell’educazione politica, ossia della scelta delle classi dirigenti, venne a mancare anche una lotta politica aperta. Ecco perché la vita italiana dall’unità in poi era stata divorata da un cancro che aveva spento in essa ogni dibattito ideale, ogni gara vera ed efficace, ogni luce di idealità, ogni genuino confronto di proposte e di programmi per affrontare i problemi del Paese: questo cancro era stato il trasformismo, da Agostino Depretis a Giovanni Giolitti, allo stesso Filippo Turati. Secondo Gobetti, infatti, anche il socialismo era stato in Italia, non un elemento di rottura, di lotta, di reale contrapposizione, bensì era stato collaborativo, corporativo, grigio, dedito ai piccoli vantaggi, agli accordi sottobanco. Il fascismo, insomma, riproponeva, secondo Gobetti, “il problema di un’esegesi del nostro Risorgimento”, perché ne svelava “le illusioni e l’equivoco fondamentale”. Sotto questo profilo il fascismo aveva avuto almeno questo merito, se così lo si poteva chiamare: “di offrire la sintesi, spinta alle ultime inferenze, delle storiche malattie italiane: retorica, cortigianeria, demagogismo, trasformismo”. Il fascismo era “il legittimo erede della democrazia italiana eternamente ministeriale e conciliante, paurosa delle libere iniziative popolari, oligarchica, parassitaria e paternalistica”. La lotta contro Mussolini e contro il fascismo doveva essere dunque, per Gobetti, la lotta contro “l’altra Italia”, ovvero contro l’Italia di sempre, l’Italia del conformismo e della corruzione, del compromesso, della mancanza di idealità e di coraggio, e, conseguentemente, della mancanza di élite illuminate ed eroiche, capaci di condurre una vera lotta politica.
The era of procrastination, of half-measures, of soothing and baffling expedients, of delays, is coming to its close. In its place we are entering a period of consequences.
Do your work, your best work, the work that matters to you. For some people, you can say, “hey, it’s not for you.” That’s okay. If you try to delight the undelightable, you’ve made yourself miserable for no reason.
C’è un motivo se tutti mentono: funziona!
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Oh ma che carini! Sto parlando dei tuoi seni: si drizzano sempre quando sei terribilmente sincera. È la verità. È imbarazzante vero? Altra verità: l’ho notato solo perché Chase li stava fissando. Non lo ammetterebbe mai perché non vuole offenderti, motivo per cui non ti dice che ha pensato di venire a letto con te, anche se a dire il vero l’ha pensato ogni uomo che hai conosciuto. Mentiranno, se no tu non ci andresti a letto neanche morta.

Sono solo alcuno delle menzogne dell’ultimo minuto. Ma ce n’è una più grande: tu lo sai benissimo, ma fingi di non saperlo perché così sei tanto perbene.

Molte persone trovano più facile ignorare la verità: chiedi a Taub.

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L’ho fatto per sistemare la mia vita. No, aspetta.No, l’ho fatto perché sono una persona profondamente infelice. No, no, l’ho fatto per avere la tua compassione. L’ho fatto per farti incazzare. L’ho fatto perché non ti ho dimenticata. O ti ho dimenticata e stavo andando avanti. L’ho fatto perché volevo sapere com’é non provare dolore. L’ho fatto perché voglio provare più dolore.

Qualunque fosse il motivo, era un pessimo motivo e una pessima idea. L’importante é questo. Buon pranzo.

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